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Sotto i raggi del sole

Riflessioni sul rapporto tra Uomo e Ambiente

Natura, genericamente, è tutto quanto non è stato realizzato dall’uomo, le cose come sono o sarebbero senza il suo intervento. Il rapporto tra la natura e l’uomo è stato ricercato fin dalle origini della filosofia occidentale. Già Aristotele ha distinto la realtà naturale, che non dipende dall’uomo e dalla sua tecnica, da quella artificiale. In questo rapporto, un decisivo miglioramento avviene con la rivoluzione industriale. Prima della fine del ‘700, l’uomo, nonostante avesse prodotto già notevoli modificazioni sull’ambiente, s’inseriva pienamente nei cicli naturali. Da allora lo sviluppo tecnologico ha portato una crescita enorme dell’uso di risorse non rinnovabili, dello sfruttamento del territorio, della produzione di rifiuti, nella creazione di sostanze di sintesi non riciclabili dai processi naturali. L’uomo diventa così uno dei principali responsabili delle alterazioni all’ambiente.

 

 

Volere bene alla natura, difendere il mondo in cui viviamo, significa oggi assumersi la responsabilità di qualsiasi scelta, di qualsiasi politica che possono ferire l’ambiente. Un compito di portata ineludibile diventa sempre di più difendere il mondo in cui viviamo dagli attacchi riconoscibili e da quelli invisibili che la Terra subisce a causa di comportamenti e azioni che rispondono a logiche economiche alienate e inadeguate di risposte sui temi delle risorse e della sostenibilità.

Chi opera in campo culturale non può chiamarsi fuori: riuscire a fare passi avanti nel rafforzamento di nuove consapevolezze condivise significa appunto mostrare la bellezza della Natura ma anche denunciarne gli abusi, stimolare la ricerca, creare dibattito e informazione sui temi ambientali, o chissà, semplicemente mostrare arte che con l’ambiente ha legami particolari, richiamando l’attenzione sulla necessità della tutela della natura e della nostra stessa umanità.

L’arte, dunque, riesce ad andare nel profondo, a entrare nelle situazioni a raccontare quello che le parole non sempre riescono a fare. È una mostra di racconti e di atmosfere, di rimandi e di storie in cui lo sguardo è puntato sull’universo vegetale. Alla genesi dell’arte troviamo un legame profondo tra uomo e natura. Questo legame, all’inizio, si esprime attraverso un segno elementare, il graffito, che risponde a un’esigenza di carattere prodigioso, religioso, è una sintesi di qualcosa che col tempo si evolverà in qualcosa di più complesso, l’immagine.

Mostra: programmazione espositiva che include mostra, aventi per oggetto l’arte contemporanea italiana e straniera: pittura, scultura, fotografia, arte digitale, installazioni, video, performance, Special Guest

La chiesa Romanica di San Francesco, risalente al XIII secolo, è uno dei luoghi artisticamente più interessanti della cittadina di Capranica, situata circa 25 chilometri a sud di Viterbo e 50 chilometri da Roma. Restaurata da Antonio Munoz nel 1927, contiene un sepolcro marmoreo, dove sono sepolti i gemelli Francesco e Nicola Anguillara, morti 1406 -1408.
L’interno dell’edificio è nettamente diviso in due spazi disposti longitudinalmente: la parte anteriore, in stile romanico, è occupata da tre navate (quella centrale decisamente più ampia delle due laterali) separate da colonne e archi e presenta pareti segnate da piccole finestre (monofore) e soffitto a capriate mentre la parte posteriore, in stile gotico, è coperta da un soffitto a crociera. Le sezioni anteriore e posteriore della chiesa risultano separate da un alto arco a sesto acuto, sorretto da colonne laterali.

Tra le decorazioni che abbelliscono la parte interna anteriore, essenziale nella sua architettura, si trovano un affresco raffigurante Sant’Antonio da Padova tra San Sebastiano e S. Rocco, una pittura (attribuita ad Antonio del Massaro detto il Pastura risalente alla fine del XV° secolo) dedicata a Sant’Antonio Abate (o San Terenziano) tra gli stessi San Sebastiano e San Rocco, un’immagine della Vergine e degli Apostoli (del XVI secolo ) e una rappresentazione della Vergine con il Bambino, datata all’anno 1500, recentemente attribuito per la sua raffinatezza, composizione e spessore artistico a Michelangelo Buonarroti giovane .